Qualche mese fa, durante una delle formazioni che davo, un’allieva mi ha chiesto:” Se uno potesse scegliere solo un chakra sul quale lavorare, quale sarebbe? Quale é il chakra più importante?“
Fortunatamente me lo ha chiesto ad inizio didattica, altrimenti mi sarei chiesta per quale motivo avevo parlato per delle ore.. ma ecco la risposta breve che le ho dato, prima di addentrarci nella scienza dei chakra.
Penso che un pò tutti conosciamo i chakra, almeno ne abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita.
L’aromento “chakra” é estremamente ampio, senza contare le differenti “scuole”; anche solo una introduzione al primo potrebbe prendere parecchie ore, ma per andare proprio alla base, e per parlare in modo estremamente breve di alcune delle funzioni legate ai vari chakra più conosciuti, possiamo dire che il primo, Muladhara, é legato alla sopravvivenza ed a ciò che questa comporta, quindi emozioni come paura, angoscia, insicurezza rispetto al futuro, sono direttamente legati a questo.
Il secondo, Swadisthana, é più legato alla rigidità mentale ed alla creatività;
il terzo, Manipura, in connessione diretta con l’ego, può avere un impatto notevole sul sentirsi superiori agli altri, o all’opposto, sentirsi “non abbastanza” ed é anche strettamente legato alla forza di volontà.
il quarto chakra, Anahata, é il chakra del cuore. Non necessariamente il chakra dell’amore, ma più legato all’accettazione. Tanto di se stessi quanto degli altri.
Quinto, Vishuddha. Il chakra della comunicazione, connessione anche con i registri Akashiki.
Il sesto ed ultimo (eh si, hai letto bene.. 😉 ) é Ajna, ed é il punto di connessione tra l’energia femmiile e maschile, Shiva e Shakti, yin e yang, ..l’equilibrio.
Perché non considero Sahasrara un chakra?
Perché é una apertura, non un centro spirituale ed energetico. Il cosiddetto (da alcuni) settimo chakra non é che il punto da dove la nostra energia, la nostra coscienza, può legarsi alla divinità. Ma questo punto si libera quando tutti gli altri chakra sono liberi ed allineati, e l’unico momento in cui si può “vivere” questa apertura é quando sei in perfetta comunione con il divino. Quando sei illuminato.
Sahasrara non può essere “lavorato” come gli altri chakra. E’ il punto di arrivo e di partenza.
Tornando indietro dopo questa digressione su Sahasrara, quale pensi sia il chakra più importante?
Il primo? Eh beh, effettivamente é importantissimo, perché se viviamo nella paura, nella tensione, non saremo mai pronti ad aprirsi allo yoga (yoga=connessione)
Il sesto? Vero anche questo, molto importante perché bilanciare Shiva e Shakti, é la chiave per vivere meglio…
ma no.
Per quanto tutti siano estremamente importanti, se devo sceglierne uno, questo é Manipura. Il terzo chakra.
Come ho detto prima, oltre che essere legato al’ego ed alla autostima, é anche legato alla forza di volontà. Si dice sia il “chakra del potere” ma non pensare al potere di prevaricazione. Pensa più al potere come forza di volontà; é il chakra che ti farà dire:” ok, é tosta ma posso farcela. Io posso.“
Questa é una funzione importantissima del terzo chakra, e per questo motivo, se devo proprio sceglierne solo uno, scelgo questo.
Quando hai la forza di volontà, puoi affrontare le difficoltà e soprattutto, eviterai di trovare scuse. Una volta che il terzo chakra é forte e bilanciato, grazie alla determinazione che ne deriva, potrai lavorare su qualsiasi altro chakra nel migliore dei modi possibili.
Poi … ok.. lavorare il terzo chakra senza lavorare i primi due é un po come avere una ferrari ma spingerla a mano perché non hai benzina ma.. si faceva per parlare, no?
Vuoi saperne di più ? Chiedi.. 😜




